IL CANALINO, IL TESORO DI CENTO

[Seconda parte]
Nel 1582 il Duca Alfonso II d’Este concesse il permesso di navigazione libera nel Canalino da Cento fino a Ferrara. Le prime navi che arrivarono a Cento furono nel 1587 quelle della famiglia Cavalieri d’Oro, mercanti di Comacchio, ma è probabile che la navigazione tra Cento e Ferrara fosse già praticata da qualche anno con barconi per il trasporto sia delle merci sia dei passeggeri. Tra il Seicento e l’Ottocento quaranta e più barconi da carico, trascinati da due file di buoi, andavano e venivano continuamente sul Canalino, cariche di canapa, di legna e di frumento. Anche i passeggeri sì servivano spesso di quei barconi, preferendoli ai corrieri che due volte la settimana partivano da Cento per Ferrara e per Bologna.
Il progressivo aumento del traffico nel Canalino portò alla necessità di costruire a Cento un porto fluviale, che fu scavato e predisposto nella parte nord dell’abitato di Cento, di fianco all’Arco Clementino, dove ora c’è il piazzale Bonzagni. Lì sorsero anche gli edifici della Dogana, che funzionarono fino alla seconda metà dell’Ottocento, quando la navigazione cominciò a calare per poi scomparire del tutto, dopo l’attivazione delle comunicazioni ferroviarie.
Antonio Orsini, avendo visto la darsena in piena attività, ci ricorda “il grande movimento commerciale che avvivavasi in quel piccolo specchio d’acqua, il movimento continuo dei paroni e dei facchini, le romanelle di questi che fendevano l’aria, i barconi carichi, gli altri in lunghissima fila solcanti il Canale e quelli nel contermine porto delle riparazioni, di dove elevavasi e spandevasi quel soffocante puzzo di pece di cui canta l’Alighieri a proposito dell’Arsenale di Venezia”.
Per meglio accogliere i forestieri provenienti da Ferrara via acqua, vicino alla darsena furono aperti anche due alberghi. Risaliva alla fine del Settecento ed esisteva ancora un secolo fa l’accogliente “Albergo dell’Aquila Nera”, con entrata da corso Guercino e facciata sulla darsena. Nella prima metà dell’Ottocento in corso Guercino, a un centinaio di metri dalla darsena, aprì i battenti anche la “Locanda S. Marco”, che è stata attiva per tutto il ‘900.
Come si può vedere dalle vecchie foto, quello di Porta Molina era forse il più bel comparto del nostro paese, conservatosi fino all’inizio della prima guerra mondiale. Ma le elezioni amministrative del giugno 1914 portarono, per la prima volta dopo oltre 40 anni, al cambio del colore della giunta con la nomina di un sindaco socialista. Fu così che nel dicembre dello stesso anno la nuova amministrazione comunale (approfittando dei mutui concessi dallo stato ai comuni a speciali condizioni di favore, al fine di facilitare l’esecuzione di opere pubbliche per fronteggiare le gravi conseguenze della disoccupazione) decise la ristrutturazione di tutto il comparto della porta nord del paese: nel 1915 si procedette all’abbattimento della Porta Molina (del ‘500), dell’Arco Clementino (del 1598) e della chiesa dei SS. Giacomo e Filippo (del 1582). Fu poi demolito anche l’ultimo tratto di ramparo che circondava la città e soppressa la darsena, che fu ridotta alla stessa sezione del Canalino. Fu senza alcun dubbio il più grave scempio urbanistico ed architettonico mai perpetrato a Cento (pur se ammantato di lodevoli finalità sociali). (2. continua).
Adriano Orlandini

Darsena

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