IL CANALINO, IL TESORO DI CENTO

Chi costeggia in bicicletta il canale del cimitero di Cento difficilmente immagina che questo piccolo corso d’acqua, spesso inquinato e maleodorante, sia stato nei secoli scorsi l’artefice principale dello sviluppo economico del nostro territorio. Infatti se Cento riuscì a svilupparsi e a raggiungere e superare la vicina Pieve fu proprio in virtù di una via d’acqua sulla quale Cento poté contare e Pieve no. Il Canalino, detto perciò anche “Il Tesoro dì Cento”, fu l’asso nella manica della nostra città e la mise in condizione di poter trasportare le proprie merci su zatteroni che superavano in portata, velocità e basso costo tutti gli altri tipi di trasporti dell’epoca. Essendo la maggior fonte di ricchezza per Cento costituita dai ricchi raccolti della canapa e dai prodotti della sua lavorazione, vi erano in città numerosi magazzini, gestiti da ricchi mercanti che tenevano vivo il commercio con tutta l’Europa. La canapa e le altre merci venivano acquistate da mercanti forestieri che qui accorrevano, poi depositate appena fuori dall’attuale Porta Molina (allora chiamata dei Cappuccini) e di lì per mezzo del Canalino trasportate fino a Venezia.
Il Canale di Cento ha origine e alimento da sorgenti o fontanili naturali che pullulano nelle vicinanze di Castelfranco, le acque dei quali, allacciate in più rigagnoli, si uniscono presso Manzolino, dove si può dire che il corso d’acqua abbia inizio con il nome di Canale di S. Giovanni.
II tronco di Cento, lungo circa 30 chilometri, fu fatto scavare dal cardinale Filippo Calandrini, vescovo di Bologna, nel 1460, dopo che il Reno aveva cambiato il suo corso da ponente a levante di Cento (frapponendosi così tra Cento e Pieve). Un secolo dopo il duca Ercole II d’Este ordinò che da Cento venisse scavato un alveo fino al canale Poatello per condurvi le acque del Canalino, che nel 1558 in località Ponte dei Rodoni confluirono nello stesso Poatello, che era collegato al Po di Volano (o Po ferrarese). Finalmente nel 1582 il Duca Alfonso II d’Este rese navigabile tutto il Canalino da Cento a Ferrara.
Da allora il principale percorso utilizzato per le merci centesi fu sempre quello che, tramite il Canalino ed il canale Poatello, portava al Po di Volano e da lì al mare. La lunghezza del Canalino è di circa 55 chilometri, dei quali 25 sono nella provincia di Bologna e 30 in quella di Ferrara.
Arrivato a Ferrara, il Canalino dava luogo anche ad un condotto sotterraneo che, partendo dalla cosiddetta “Travata di S. Paolo”, ne conduceva le acque alla fossa del Castello Estense.
Fino dal 1460 il canale proveniente da Manzolino scorreva lungo tutta la parte orientale di Cento, esternamente ai terrapieni o rampari che la cingevano, dopo aver lambito la Rocca di cui alimentava le acque della fossa. Oltre che all’irrigazione degli orti interni ed alla lavatura estiva della biancheria, il canale serviva anche per la difesa del paese dalle scorrerie di banditi e dalle invasioni dei cosiddetti Insorgenti del forese, ma soprattutto dalle continue minacce delle varie soldatesche che scorrazzavano nel nostro territorio. Nei momenti di pericolo si alzavano i ponti levatoi alle quattro porte e si aumentava l’altezza dell’acqua del canale, mediante l’apertura delle paratoie di discesa delle acque superiori, trattenute presso la barriera della Rocca da una soglia che si elevavadal letto del canale.
Dalla fossa della Rocca partiva anche un canale interno al paese, che attraversava tutta Cento lungo la via di Mezzo (l’attuale corso Guercino) e che serviva soprattutto per il funzionamento dei due mulini cittadini. Tale canale rimase in parte a cielo aperto fino al 1856, quando, per ragioni igieniche, fu decisa la tombatura dell’ultimo tratto rimasto ancora scoperto, che andava dal piazzale della Rocca all’attuale Teatro Comunale, che nel 1861 fu costruito al posto del mulino preesistente.(1. continua).
Adriano Orlandini

IL CANALINO, IL TESORO DI CENTO

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